A cura di Irene Gianello
Tecnica e Riferimenti stilistici
All'inizio della sua carriera Raffaella ha fatto una scelta artistica basata sulla varietà di indirizzi stilistici. Per necessità di didattica ha dato respiro a tutte le tecniche apprese fino allora, dalla matita al carboncino, alla pittura a olio che sente più sua e che si dimostra il primo procedimento a cui si rapporta seriamente. La varietà della sua produzione rende possibile una suddivisione stilistica in periodi che vengono elencati e descritti di seguito. Essi rappresentano dei reali passaggi di evoluzione artistica e un corollario di vicissitudini e sensazioni legate alla vita privata.

I PERIODO: serenità d'oro e d'azzurro
A questa fase risalgono le opere della gestazione dal 1979. I toni del primo periodo si presentano tiepidi e meditativi, con forti componenti di azzurri sereni, ma sempre in tendenza di evoluzione cromatica. Le tonalità scure e decise che riflettono la serietà e l'intensità dell'artista accompagnano da subito la sua produzione come elemento marginale sottacendo però una reale necessità di identificazione. Ivi è compreso un omaggio a Modigliani attraverso il cui esempio i colori si riscaldano e si intensificano nei messaggi finali e, come succede al grande maestro livornese, studia il volto non per amore di perfezione o per inseguire la schematicità del canone greco, ma per scoprire qualcosa di più immediato, l'essenza. La pennellata diventa più veloce, il colore è steso con poca morbidezza e maggiore plasticità che la porta alla maturazione successiva.

II PERIODO: plasticità
Alla serenità degli inizi segue un periodo di vicende familiari particolarmente aspro che incide notevolmente sul dato artistico quasi a voler materializzare un sentimento. La pennellata diventa più veloce, decisa e meno evocativa nell'inconscia volontà di riflettere il temperamento femminile. Questa nota squisitamente autobiografica accompagna molta della sua produzione a riprova di quanto l'arte sia un fenomeno terapeutico tanto per il destinatario, quanto per la mano che la produce. In questa fase tutto si fa più fisico e tangibile, il colore è steso con una morbidezza contenuta che non eccede e non intende dichiarare il risultato finale, nel dato estetico, perchè i volumi sono come i sentimenti, hanno bisogno di manifestarsi. La plasticità diventa l'elemento dominante che crea quel senso di concreto e dimensione, quella struttura di cui molto probabilmente l'artista sentiva il bisogno.

III PERIODO: la quiete e la tempesta
Le vicende personali alternano momenti di fortissimo impegno a soddisfazioni, dolori, cadute e continui rialzi, in tutti i casi il comune denominatore è la dedizione. L'arte si riflette in uno stile difforme in cui predomina la pittura a olio a cui si aggiungono altre tecniche miste, come la tempera e gli smalti, non per mera sperimentazione, ma come omaggio a un'arte più completa e un messaggio molto chiaro, la volontà di dare di più. E' il periodo del BLU, il colore tanto amato che si perde in mille gradazioni. Raffaella spiega .

Nel 1968 l'Istituto d'arte di Castelmassa (RO) conferisce il diploma a Raffaela Quaiotti contribuendo a depositare una formazione professionale. L'apprendimento della tecnica pittorica, plastica e tessile influenza la versatilità dell'artista e il senso del colore. La sua carriera inizia come insegnante di storia dell'arte e disegno geometrico nella scuola pubblica, ma verso la fine degli anni '70 la legge 517 cambia la sua vita. Diventa un' insegnante di sostegno e scopre nella disabilità una risorsa inesauribile che influenza tutta la sua produzione trasformandola in una pittura di contenuti. Il suo pensiero si riassume nella filosofia dell'ESSERE in quanto PERSONA da tutelare in ogni sua caratteristica al di là di omologazioni e contrasti. La diversità può essere una risorsa se vissuta con intensità e rispetto. Impartire il disegno e le varie tecniche di decorazione agli studenti diversamente abili prevede un passaggio per gradi dalle forme essenziali e geometriche alla figura umana. La scelta di colori accesi e la scomposizione di forme e volumi vede la sua gestazione in questo percorso di insegnamento in cui il bacino d'utenza ha esigenze molto particolari. Un acceso cromatismo e una chiara definizione strutturale e dimensionale aiuta il disabile ad assimilare con maggiore semplicità il concetto di arte. Questi elementi restano dei comuni denominatori nell'artista che, inconsapevolmente o meno, li ha trattenuti e sviluppati in tutta la sua produzione.
Molte delle opere di Raffaela rappresentano bottiglie all'interno di spazi sagomati da forme e colori. La suddivisione dei volumi è proposta da abbinamenti cromatici a volte coerenti, a volte audaci. Nei binomi giallo/blu la scelta dei blu ha delle varianti che si impongono con misurata progressione. Nel tentativo di chiarire un'evoluzione di forme e gradazioni cromatiche ecco due opere a confronto lontane stilisticamente e cronologicamente. La scala dei monocromi sfuma con intelligenza nell'opera 'BOTTIGLIE IN BLU' eseguita attorno al 1992. In una composizione in cui l'essenzialità racconta di un piacevole esercizio di stile, la luce gioca un ruolo ingannevole irradiando la scena da più direzioni con l'obbiettivo di conferire dignità e coscienza al soggetto ritratto. L'artista vuole illuminare da dentro per dimostrare l'essenzialità e non i suoi confini. Una parte della luce proviene da sinistra schiarendo 'le pance' di queste caraffe e contestualmente un'altra fonte procede da destra. Il ruolo più importante è il raggio che si origina dall'interno per assegnare centralità alla scena regalando il senso di una luce concentrica. Questo 'ossimoro' direzionale diventa complementare alla scelta del 'monocromo graduale' che occasionalmente l'artista mette in atto con l'utilizzo del tanto amato blu oltremare. Cinque anni più tardi, nel 1997, un'altra opera dichiara un'evoluzione in termini cromatici e di sintesi compositiva. 'BOTTIGLIE IN BLU E CELESTE' viene eseguita con lo stesso intento di misurata composizione, ma il ritmo, la scelta del colore, la struttura dello sfondo, la posizione-sovrapposizione degli oggetti ha una cifra stilistica di maggiore consapevolezza. Il soggetto dell'opera è una rosa all'interno di un vaso blu che subisce un protagonismo invertito rispetto a quello concesso alle prime composizioni. Il fiore gode di una centralità lontana data dalla stratificazione dei livelli scenici e la sua importanza è resa dal degradare luminoso che la pittura le riserva rispetto agli altri soggetti eccessivamente illuminati per scelta. Le trasparenze che l'artista si concede hanno un significato simbolico come la volontà di abbandonare le morbidezze un po' anonime delle prime composizioni verso forme geometricamente più articolate e decise.

 

In molte opere di Raffaela la preferenza cade sull'oggetto-bottiglia, una soluzione che trasmette un intento allegorico, una parte per il tutto che sublima un messaggio. Questo manufatto ripetuto e fissato nel suo immaginario sta per un'idea più impegnata, un'ipotesi di pittura simbolica alla quale ci si abitua studiando l'artista. Le sue caraffe sono oggetti umili, attingono al quotidiano e richiamano il principio inalienabile della fruibilità, ma in questo contesto si arricchiscono della metafora. Nelle sue composizioni i profili degli oggetti si intrecciano come fossero individui ad un banchetto, tutti afflitti da troppo appetito, si incontrano e si scontrano pur mantenendo la propria individualità ieratica data dall'elemento verticale che la compone. E allora la casualità diventa progetto e l'inconscio diventa coscienza. In una lettura geometrico-affettiva le linee diventano i profili di un individuo che brama di uscire, ma rimane ingabbiato dal suo stesso confine. Questa ripetizione di piani e di colori hanno un'eco lontana nelle sperimentazioni futuriste e se da una parte strizzano l'occhio alla trasversalità di Giacomo Balla in quella saldatura estetica delle frequenze cromatiche nei volumi geometrici, in pittura, arredamento e moda dall'altra si avvalgono di un cubismo un po' composto e frontale che non vuole smembrare la forma a tutti i costi, ma preferisce smontare le linee portanti dello spazio che la ospita nella sovrapposizione dei piani e nei litigi cromatici che li accompagnano.


Un'altra sensibilità veste l'artista nel raccontare episodi fantastici: la metafisica. Le oniriche ambientazioni ben si accordano a tonalità acide o cromaticamente miste nelle quali ritorna il blu oltremare come elemento salvifico di un'irreale soluzione dimensionale. Le sue piazze come le architetture di sfondo sono quinte teatrali isolate e lontane che lasciano un'eco alla narrazione silenziosa di immagini decadenti.

Il ruolo della donna nella produzione di Raffaela è complesso e dal tono fortemente autobiografico. La sua prima esecuzione al femminile risale al 1977, una riproduzione di una donna ispanica dal titolo 'LA DONNA SOGNANTE'. La pittura di questo periodo è ancora giovane e acerba, ma non priva di una certa determinazione e fierezza che accompagnerà per tutta la vita la donna che si cela dietro l'artista. L'impostazione solenne del soggetto è suggerita da proporzioni volutamente irregolari, il busto disteso culmina in un lunghissimo collo e un abbondante e dilatato décolleté avvolto da un fastoso abbigliamento dal sapore rinascimentale nelle maniche sontuose e in una stilizzata e irreale gorgiera. I gioielli arricchiscono una femminilità composta, gentile, ma consapevole, l'acconciatura ricercata racconta di una dolcezza mediterranea anche se l'algida presenza potrebbe richiamare una bellezza del nord. I colori giocano un ruolo fondamentale, siamo nel pieno regime di gestazione artistica di Raffaela, è il suo primo esperimento e uno dei più riusciti e già si impongono tonalità ben precise. In un inconscio descrittivo dalla reminiscenza religiosa questo soggetto si raffronta con l'immagine sacra femminile per eccellenza che la storia dell'arte solitamente riporta in cui la Vergine è vestita di carne (rosso) e ammantata di sacralità (azzurro). E l'azzurro qui c'è e ha larghe campiture di colore, conferisce una solida base nell'impostazione marmorea del soggetto come fosse un biglietto da visita della mano che lo ritrae. A 'sostituire' il rosso come il colore della terra, della sofferenza, del tangibile, subentra una tonalità molto cara all'artista e ricorrente nella sua produzione. I gialli di Raffaela non sono mai totali o assoluti, ma sfumano spesso in bruciature che declinano i bruni. L'ocra è una tinta rassicurante che non prevede 'brillantinismi' inutili e scostanti, richiama il valore del quotidiano e dell'armonia, ma anche un principio di razionalità e coscienza perché è un colore meditativo, controllato, terreno e materiale, come la terra di Siena e tutte le sfumature di quelle tinte aranciate tra il caldo e l'indefinito che fanno della pittura di Raffaela un'arte 'temperata'. La scelta di presentare una figura disarticolata e in dialogo cromatico con lo sfondo della composizione, combina perfettamente il senso di non-finito dell'opera che raramente ritroveremo, ma che nel caso in questione dichiara un'autentica vocazione artistica. Il volto di questa ragazza è ancora giovane e disteso, non presenta segni di sofferenza, quanto piuttosto di misurata impostazione e le labbra rosse dichiarano un intento di benessere in una leggerissima smorfia di sorriso appena accennato. Nell'arco della sua vasta produzione Raffaela riporta molti volti femminili ognuno con la propria storia e la propria dignità, le tecniche si sprecano come il loro intreccio nel desiderio di sperimentazione.

A ventitre anni dalla prima opera risale 'DONNA DAL COLLO LUNGO' eseguita verso l'anno 2000, un originale lavoro che fa parte della serie delle vetrate. La lontananza tra le due esecuzioni rende necessaria una sintesi critica per definire un percorso stilistico e di contenuti. Il vetro impone una colorazione specifica sulla cui naturale dilatazione Raffaela gioca con indubbia casualità. L'opera descrive una donna all'interno di una scena apparentemente complessa in un percorso tematico molto lontano dalla 'veloce istantanea' del primo esercizio. L'artista introduce la presentazione silenziosa di un soggetto parlante che privo del comune verbalizzare lascia al corpo e all'espressione il suo lungo racconto di vita. La cassa di risonanza è piuttosto un chiassoso incontro di colori che filtra una realtà immaginata e rarefatta con astratta sensibilità di linee e volumi sovrapposti, disorganici e spigolosi. La donna che popola questo minuscolo spazio è descritta con sporadiche rotondità perché è afflitta da una linearità aspra e pesante nella definizione del volto e nel lungo collo che fa da perno a una sintesi compositiva in verticale. E' una pittura fortemente simbolica. L'esile sostegno dichiara la fatica che una donna matura deve sopportare nei vari contesti della vita, la famiglia, il lavoro, il quotidiano relazionarsi col mondo. Questa donna è molto diversa dalla serena compostezza degli inizi. Se nel primo caso il volto appare disteso e i colori accompagnano la serenità del ritratto, ora i lineamenti sono fortemente marcati da preoccupazioni incombenti e la centralità del soggetto enfatizza questa verità. Ritorna il colore ocra anche se con un significato diverso perché qui rappresenta uno sfondo essenziale alla china nera resa necessaria per definire l'occhio, le prime rughe e i tratti essenziali, ma soprattutto le occhiaie che rivelano una realtà sofferta. Questa immagine straordinaria suggerisce una lettura autobiografica e un'ideale femminile di profondo rispetto al di là di molte parole e tratti d'artista, e nel 'silenzio assordante' della sua posa ieratica conquista e commuove con intensa dolcezza.

Col tempo le rappresentazioni femminili di Raffaela si arricchiscono di un comune denominatore, l'occhio a forma di rombo semi-arrotondato. Questo particolare è riscontrato anche nei soggetti religiosi come 'MADONNA TRA SACRO E PROFANO' bellissimo ritratto della Vergine raccontata, già nel titolo, con inedita sensibilità. La donna ritratta porta con sé le umili origini di una ragazza ebrea che nel pieno della sua giovane esistenza, fatta di sogni ordinari, vede infondersi una vocazione inattesa quando gli eventi prendono una direzione divina. La Vergine è sontuosamente vestita di quel binomio rosso-blu già anticipato e di una ricca corona che a tratti sfiora i confini del quadro. Lo sfondo richiama la pesantezza dei decori e la pennellata si fa più decisa in nome di una stesura sempre più plastica. La sovrabbondanza di rossi e oro incontrano la ferma semplicità di questo volto pulito e fiero con un invito a vivere la propria fede lontano da eccessi di adorazione in virtù della semplicità e della preghiera. In quest'opera il silenzio ha un'incredibile forza artistica e Raffaela ha dato una grande prova di intelligenza stilistica.

A chiudere questo breve viaggio nella vasta produzione di Raffaela un 'opera che vale tutte le altre per bellezza, intensità e stile 'LA TRILOGIA DELLA DONNA' il suo lavoro più lungo in termini di esecuzione e più completo. Eseguita in piena maturazione artistica a metà degli anni 2000 si avvale della tecnica del collage per chiarire i diversi punti di vista che la compongono e una ricca narrazione che curiosamente si svolge al contrario, dalla fine verso l'inizio. E' una lettura dalla matrice autobiografica, ma trasversale a qualsiasi soggetto femminile sia esso donna, madre, figlia … La trilogia della donna richiama il concetto delle 'tre Grazie' ma in disaccordo con la mitologia classica si veste di tutt'altro significato. In queste tre stanze minute, simbolo di tre diverse situazioni, la bellezza è un concetto dilatato e accompagnato da altri sentimenti tra cui l'amore, quello vero e universale, il sacrificio e la dedizione a riprova di quanto il bacino d'utenza dell'opera possa essere chiunque. Non esiste un modello di perfezione a cui la donna deve tendere, non si elencano le qualità che un donna perfetta dovrebbe avere, è solo una storia, una bellissima storia ordinaria su cui riflettere. Dietro il principio della maternità si nasconde comunque una donna, le sue speranze e la sua giovinezza. Il primo volto femminile ritratto è assorto in questo limbo di innocenza e il non-finito degli occhi lascia a diverse interpretazioni. Il secondo passaggio è la crescita dei figli ai quali è necessario insegnare una direzione di vita, il volto della madre è segnato, ma fiducioso, un velo azzurro le copre il viso per metà in un continuo dibattito tra difficoltà e sentimenti. In fine la madre deve dimostrare il coraggio di guardare i figli mentre prendono la propria strada. Dei fiori nascondono il viso dai tratti quasi accennati ricordando che la vita è un ciclo di presenze-assenze e ciò che si è seminato crea la strada di chi già la percorre. La centralità del racconto resta la maternità e da qui partono i raggi che idealmente e fisicamente nell'opera diffondono quel legame sentimentale che illumina il cammino di chi si ama. Questo racconto è intriso di esperienze autobiografiche che lo rendono ancora più emozionante e realistico. L'elemento naturale fa la sua comparsa inaspettatamente, ma la struttura architettonica degli archi sovrastanti la scena riportano il tutto in una dimensione più ordinaria. Queste inedite tonalità di rosa e di azzurri mescolati alla tecnica del collage conferiscono un senso di speranza e respiro, intervallati solo dagli immancabili scuri. La lettura resta comunque piacevolmente terrena senza velleità di morale, ma con una sensibilità di narrazione materna con l'obbiettivo di preservare il vero senso del donarsi.
L'arte di Raffaela è colorata e fitta di citazioni artistiche, è una pittura di contenuti che non si libera nemmeno quando tratta di oggetti ordinari. Nel colore Raffaela si affida alle proprie sensazioni primordiali, apre la mente e crea, in questo modo i colori rappresentano un'evasione dalle tonalità scontate. Nell'ultima produzione l'artista utilizza nuove sfumature, come il carminio, dimostrando di mescolare con sapienza colori ritrovati. Nelle forme Raffaela bilancia tutto. I suoi volumi toccano diversi movimenti della storia dell'arte creando situazioni astratte e oniriche allo stesso tempo. Nei soggetti sacri l'obbiettivo è quello di riconciliare l'uomo al suo credo e nel trattare la femminilità usa un linguaggio comune e diretto. La sua dolcezza sembra suggerire, senza processo, che occorre avere come stella polare un comportamento virtuoso affinché sia sempre difesa e tutelata la dignità di ogni individuo. E se è vero che l'arte non sempre si può e si deve tradurre, il linguaggio di Raffaela si esprime anche quando è oggettivamente elementare, piacevole nella sua assenza di velleità o pretese senza concedere nulla all'imposizione morale. Il suo esempio di insegnamento e la sua totale dedizione alla disabilità parlano da sé perché trattano una storia di vocazione. L'arte allora diventa strumento di benessere estetico e di utilità sociale. E anche quando le sue opere sono spinte da una dimensione di dolore l'artista avverte che il valore più grande sta nella condivisione e che il viaggio dentro sé stessi è poca cosa, anche se duro, considerato il traguardo finale alla ricerca di un'autenticità migliore.

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